Normativa cessione del quinto: come funziona?

normativa cessione del quinto Il prestito con cessione del quinto è soggetto a una precisa normativa, articolata in più provvedimenti. Il provvedimento principale, che ha introdotto il prestito con cessione del quinto nell’ordinamento italiano, è il DPR 180/1950. Altre norme sui prestiti con cessione del quinto sono contenute nel decreto attuativo collegato, il DPR 895/1950. In seguito, altre leggi e circolari ministeriali sono intervenute per modificare e aggiornare la normativa. Le due modifiche principali sono avvenute nel 2005, con due leggi che hanno ampliato la platea di beneficiari di questa forma di finanziamento.

Cessione del quinto dello stipendio: le regole del DPR 180/50

Il DPR 180/50 è il provvedimento che ha attuato il Testo unico delle leggi sul sequestro, pignoramento e cessione degli stipendi, salari e pensioni dei dipendenti delle PA. Le norme di riferimento per i prestiti con cessione del quinto sono contenute nel titolo II del decreto: i diversi articoli fissano i requisiti per la richiesta del prestito, definiscono le modalità di rimborso e le regole da seguire per l’estinzione anticipata o il rinnovo del finanziamento. Inizialmente soltanto i dipendenti statali e parastatali avevano la possibilità di ottenere un finanziamento attraverso la cessione del quinto dello stipendio. Fino al 2005 questa forma di finanziamento era riservata ai soli dipendenti pubblici che avessero maturato un’anzianità minima di servizio. La durata del prestito poteva essere di 5 o di 10 anni.

Le modifiche alla normativa sulla cessione del quinto apportate nel 2005

Nel 2005 diversi provvedimenti hanno modificato la normativa di riferimento per i prestiti con cessione del quinto. I provvedimenti principali sono stati due: la legge Finanziaria 2005 (legge n. 311/2004) e la legge 80/2005. La legge 80/2005 ha offerto la possibilità di accedere a questa forma di finanziamento anche ai pensionati del settore pubblico o privato e ai lavoratori dipendenti assunti con contratto a tempo determinato. Per questi ultimi, la durata del prestito non può essere superiore alla durata residua del contratto di lavoro. La stessa legge ha rimosso il requisito dell’anzianità minima di servizio per i lavoratori dipendenti del settore pubblico e i precedenti vincoli di durata del prestito: se fino ad allora si potevano richiedere prestiti della durata di 5 o 10 anni, adesso la durata dei prestiti è flessibile, a patto che non sia superiore a 10 anni. Le modifiche della legge 80 si sono andate a sommare a quelle introdotte con la legge Finanziaria del 2005, che aveva dato la possibilità di richiedere un prestito con cessione del quinto anche ai lavoratori dipendenti del settore privato assunti con contratto a tempo indeterminato.

Rinnovo della cessione del quinto

Già il DPR 180/50 prevedeva la possibilità di rinnovare la cessione del quinto, dopo che fossero trascorsi i 2/5 del periodo di rimborso. In seguito, la circolare 934/53 del Ministero del Tesoro ha chiarito le regole da seguire per procedere al rinnovo del finanziamento.

I tassi di interesse

Come per tutte le forme di finanziamento, i tassi di interesse applicati ai prestiti con cessione del quinto dello stipendio o della pensione devono mantenersi al di sotto dei tassi usurari. Ogni tre mesi la Banca d’Italia pubblica l’aggiornamento dei tassi soglia del TAGM (tasso annuo globale medio). Nel caso dei prestiti con cessione del quinto i tassi di riferimento sono diversi a seconda che l’importo finanziato sia inferiore o superiore a 15.000 euro. Per i pensionati i tassi sono ulteriormente distinti a seconda della fascia di età di appartenenza.

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